26.12.14

Giorno 17 - da Calzadilla de la Cueza a Reliegos - 52 km (in bici)

Sveglia con Radio Antenna Bayern di Martin (internet radio). 

Anche oggi si parte con -3 gradi, che con un pó di velocità in bici diventano ancora meno.  
Il problema è che ci vestiamo molto perché fà molto freddo, pedalando sudiamo, e così al massimo dopo un' ora ci dobbiamo rifermare per cambiarci gli abiti inzuppati. 

Queste Mesetas sono veramente sconfinate, poi con la nebbia sono ancora più monotone e tristi, che palle,   meno male che le faccio in bici, d' estate sotto il sole non dev'essere meglio, ma almeno i bar, i negozietti  e gli Albergue sono aperti, adesso nemmeno quelli.
Adesso capisco perché la maggior parte le salta.  
 
Per procurarci degli spaghetti suoniamo ad un negozietto di alimentari chiuso, dove gentilmente una vecchietta ci vende il minimo indispensabile per quella che sarà la nostra cena di Natale.  

Cucina Martin, così rivedo l'abitudine tedesca di "asciugare" il sugo aggiungendoci la farina. 
Gli spaghetti si possono mangiare, i complimenti non serve che glieli faccio perché se li fá lui in abbondanza. 

Giorno 16 - da Castrojeriz a Calzadilla de la Cueza - 61 km (in bici)

In bici la tendinite non duole, ma che male al culo, sará la sella, sarà che non sono abituato, ma dopo qualche ora ogni sassolino che finisce sotto una delle 2 ruote lo sento direttamente fino al cervello.  

Martin non mi è molto simpatico, è un po' arrogante, è il tipico "turigrino", cioè un turista che si finge pellegrino solo per fare una vacanza economica, e poi si lamenta che l' ostello è freddo, sporco e si mangia male.  

Ma qui nel Cammino, come nella vita bisogna scendere a compromessi, le Mesetas sono poco abitate, per tutto il giorno non si incontra anima viva, e viaggiare da soli puó essere poco piacevole se non addirittura pericoloso. Quindi cerco di portare pazienza e continuo a sopportarlo.  

È l' unica persona che conosco che di notte scoreggia come se russasse.  

Gli ultimi 17 km sono durissimi, infiniti, sono stanco fisicamente e anche psicologicamente perchè una nebbia fittissima mi impedisce di vedere la strada percorsa e l' arrivo, sono tutto sudato, il sole stà scendendo e la temperatura pure, sottozero.  

Quando d' un tratto appare il nostro paesino, tiro un urlo di gioia con le ultime energie rimaste, probabilmente spaventando i 15 abitanti rimasti.  

L'Albergue è pessimo, ma non ci rimane altra scelta, non ce ne sono altri nel raggio di 2-3 ore.  

Peró non siamo soli, siamo in compagnia delle famose bedbugs.  

25.12.14

Giorno 15 - da Burgos a Castrojeriz - 28 km

Come promesso, Clementina, dopo colazione mi riporta a Burgos.  

Ma l' idea di prendere l' autobus non mi vá giù, ne tantomeno quella di stare fermo per qualche giorno.  

La notte porta consiglio, il cammino si può fare a piedi, a cavallo, o in bici.  
Dato che non só andare a cavallo, non ho mai capito dove tiene la frizione, continuerò in bici !

Mi faccio portare al Decathlon e prendo la bici più economica che hanno per 129 €.  

Adelante adelante!!

La bici è tipo quelle che si vincono nella patatine, ma non voglio arrivare a Santiago in bici, spero di tenerla finché mi passa la tendinite e poi continuerò a piedi.  

Ovviamente è senza sospensioni, però ha i freni !
Nelle strade sterrate le vibrazioni si fanno sentire, il telaio mi è piccolo, ho una posizione scomoda e poi ho "TEN" da portare sulle spalle, sará da ridere.   

Per strada incontro un' altro pellegrino in bici, è il secondo che vedo in tutto il cammino, Martin, ingegnere tedesco, con una bici da 6 milioni di dollari, a cui dico chiaramente che voglio stare da solo per non commettere nuovamente l' errore di andare troppo forte, lui ovviamente non mi molla e arriviamo insieme all' ostello, io stanco, lui una rosa.  

Nebla de magnana, tarde paseo.  
(Come dire "dopo la tempesta viene il sereno").  

23.12.14

Giorno 14 - da Burgos a Rabé de las Calzalas - 12 km

Burgos è una tappa fondamentale, ci sono arrivato puntuale, come da programma, ma mi è costato un' infiammazione alle caviglie, sono riuscito ad evitare la febbre, le vesciche, infiammazioni alle ginocchia, stiramenti inguinali, ma il tendine d' Achille m'ha fottuto.


Parto lo stesso, piano piano, stavolta col mio ritmo, vediamo se mi passa. 

Dopo Burgos iniziano le Mesetas, un altopiano lungo oltre 200 km a 900 mt di altezza, monotona, senza alberi, senza ripari, poca acqua, la chiamano la parte psicologica.  

Faccio dei passi brevissimi, non riesco a mettere il tacco oltre la punta dell' altro piede.  

Zoppicando arrivo a Rabè, mi fermo qui, se continuo a zoppicare rischio di lesionare pure l' anca e l' inguine.  

Per fare stí 12 km ció messo 5 ore e mezza, ma la cosa più grave è che i talloni peggiorano.  
È ovvio hanno bisogno di una pausa.  
È assurdo continuare.  

L' hospitalera si offre di portarmi  con lei a Burgos domattina, e da lì prendere un autobus per Leon e fermarmi qualche giorno.  

Il mio volo di ritorno è fissato per il 9 Gennaio, questo è l' unica certezza che ho, fino a lí è tutto un punto di domanda.  

Nel mio piano ho i giorni contati per fare 25 km al giorno, ogni giorno che mi fermo, poi lo devo recuperare con l' autobus.  

Sono l' unico a dormire nell' Albergue, l' hospitalera si chiama Clementina, di nome e di fatto, é dolce, tonda e arancione.  

Clementina non accende nemmeno il riscaldamento, solamente il camino fino alle 22, fuori ci sono -3 gradi, dentro 9.  
Per fortuna ieri ho comprato il sacco a pelo invernale, giusto giusto per un (sacco a) pelo.  

Sono un po' giù, un po' come il primo giorno.  

21.12.14

Giorno 13 - da Ages a Burgos - 23 km

Giorno dopo giorno faccio passi sempre più corti, mi fanno male i talloni di Achille.  
Nei miei passi ormai metto il tacco appena davanti la punta dell' altra scarpa. 

Nebbia tutto il dì. 

Angel è andato avanti per prendere il biglietto del Bus. 

Poco prima della periferia di Burgos un cane tutto solo, mi punta e improvvisamente cerca di attaccarmi, sará una trentina di chili, non potrá sbranarmi, ma se mi buca la giacca di Goretex lo scuoio.  
Con stí piedi non riesco a correre, lo tengo a distanza con le mie racchette da trekking, se ne vá.  
Con la scarica adrenalinica non sento più i dolori. Guaio scaccia guaio.  

Dopo un' orribile vialone industriale stile Corso Australia arrivo a Burgos, una ricca città industriale. 

Mi colpisce una ragazza che fà l' elemosina, è Bionda, capelli lunghi e lisci, faccia acqua e sapone sui 25 anni, in ginocchio col suo cappottino. I poveri del nuovo millennio.  

Vedo un negozio di articoli per campeggio, fiondo dentro e mi prendo un sacco a pelo per il freddo.  

All' Albergue c'è Angel che mi aspetta, lo accompagno alla stazione e ci salutiamo.  

Ora sono solo.  

Giorno 12 - da Villambistia a Ages 21 km

Sará il sole, sarà stato il brodo di gallina che ci ha preparato Immacolata ieri sera, il mal di gola ed il raffreddore son spariti.  

Bel tempo, sole, ma pur sempre dicembre e 1000 mt. di altitudine, 2-4 gradi, poi arriva la nebbia.  

Incontriamo anche un cervo, ma non faccio in tempo a fotografarlo con l' iPhone. 
Io e Angel in mezzo alla nebbia sembriamo Frodo & Sam.  

Una causa dei miei problemi alla mia caviglia è cercare di tenere il passo con Angel, ma domani sarà il suo ultimo giorno di cammino, quindi voglio stare in sua compagnia queste ultime ore.  

Arriviamo ad Agès, anche qui un bar ristorante Albergue, gestito da un tale che si chiama Pedro, insieme a sua moglie, 2 figli e la Playstation.  

Anche qui siamo solo noi 2. 
Pedro accarezzandosi il pancione ci racconta che in questi mesi si fanno pochi affari, e d' estate, quando c'è anche troppo lavoro, capita che qualche pellegrino nemmeno lo paga.  

Anche questo é il Cammino, immacolata e Pedro.  
È interessante vedere come 2 realtà uguali, in 2 paesini vicini, vengono vissute da una con entusiasmo é dall' altro con pessimismo. 

Con pan e vino se anda el camino.  

20.12.14

Giorno 11 da Grañón a Villambistia - 25 km

Quando mi sono sono informato se avessi dovuto portarmi via un sacco a pelo, mi è stato detto che non serviva, basta un sacco lenzuolo, che pesa meno, perché tanto ogni Albergue mette delle coperte a disposizione (casomai il problema è igienico).  
Non è proprio così.   
Questa notte è stata la terza volta che ho dormito senza coperte, mentre nelle altre il riscaldamento era, diciamo sufficiente, stanotte era decisamente troppo freddo.  
Siamo solo in 3 a dormire in questo Albergue, io, Angel  e l'hospitalero (in questo paesino i cittadini si offrono di farlo per 2 settimane all' anno). 
Ieri sera giustamente hanno spento il camino. 
Ho dormito con 2 paia di calzini, calzamaglia, 2 pantaloni, 2 maglie, maglione, guanti e berretto e il sacco lenzuolo, praticamente tutto quello che avevo nello zaino.  
Alle 5 mi sono svegliato dal freddo, ci saranno stati al max. 10 gradi.  
Sono andato in cucina, ho acceso il forno, ho aperto lo sportello e mi ci sono seduto davanti.  

A colazione Angel mi racconta che la corsa dei tori non c'è solo a Pamplona, bensì in molte altre cittadine, e che lo scorso Settembre anche il governatore della Rioja ha corso, ed il toro ha incornato uno che gli stava di fianco, mi immagino Zaia che corre inseguito da un toro inferocito.  

Oggi il tempo è bellissimo, sole e 11 gradi. 
A 6 km dalla fine mi fermo perchè mi duole la caviglia, è gonfia, un po' mi preoccupo, non vorrei, pur di mantenere a tutti i costi questo ritmo, procurarmi qualche lesione che possa compromettere il cammino.   

Finalmente arriviamo, anche qui un paesino di poche case, l' Albergue è un bar ristorante, gestito da una donna sulla cinquantina, un po' più alta di me, molto attiva e determinata, che fà tutto da sola, si chiama Immacolata.  
Lei serve al bar, gestisce l' Albergue, e ci cucina la cena (finora la più buona del Cammino).  

Barriga llena corazon contento !

18.12.14

Giorno 10 - da Nájera a Grognon 29 km

Siamo rimasti solo in 2, io e Angel il torero.  

Dello sherpa coreano abbiamo perso ogni traccia. 
Comunque in Corea del Sud non faceva lo sherpa, aveva uno studio di produzione video, e dopo 9 anni, stufo della continua rincorsa al successo ha deciso di venderlo e di prendersi una pausa dì riflessione col Camino.  

Vediamo il cartello che indica 580 km a Santiago, vuol dire che ne ho già fatti 200 !!!!

Sono contento, tengo botta, peró devo dire che non è che mi ci abituo, i dolori non diminuiscono.   
Lo só, sono ripetitivo, ma lo sono pure i dolori.  

Paesaggi spettacolari in Navarra e Rioja , i colori d' inverno sono spenti ma posso immaginare come possa essere da stè parti in primavera o d' autunno.


A 2 chilometri dalla fine della tappa, poco prima dell'imbrunire, un vecchietto con una Seat sgangherata del 1800 ci affianca sulla strada sterrata, ci vede malconci, ci chiede se vogliamo un passaggio, e noi senza esitare accettiamo. 
Lui si chiama Justino, ha solo un dente, ma tanto corazon.
Quando scendiamo ci facciamo dare il suo indirizzo postale, gli spediremo una cartolina di ringraziamenti da Burgos, dove Angel interromperá il suo Camino. 
 

Nel bar di Grognon vedo un annuncio che riflette il clima rurale della zona.  

L' Albergue parrocchiale di Grognon è in assoluto il più bello di quelli che ho visto finora.  

È ricavato da una parte della chiesa gotico romana del paese, due delle finestre esterne della chiesa ora fanno parte del salotto.  

Pavimento e soffitto in legno, camino, pianoforte, completano con stile quello che potrebbe essere un lussuoso loft.  
L' hospitaleros, che in questo caso potrei chiamare il sacrestano, ci offre anche la cena, un pentolone misto di fagioli e pezzi di maiale che si chiama "Aluja", il nome dice giá tutto, non avrei mai pensato di riuscire a mangiare una cosa simile.  

È che siamo accanto una chiesa, altrimenti stanotte mi aspetterei la visita di Nosferatu.  

Giorno 9 - da Logrono a Nájera - 30 km.

Prima di partire l' ospitalero ci dice che oggi a Roncisvalle c'è oltre un metro di neve.   
Che culo, sono riuscito ad attraversarlo appena in tempo.  

Piove  ogni giorno ma per fortuna non fortissimo, è molto umido, ad ogni salita si suda e poi magari ti becchi un po' di vento freddo, e così mi ritrovo  raffreddato e col mal di gola.  

5-6 km dopo Logrono, ci sorpassa con cammino spedito un signore in tuta da ginnastica che ci augura buen camino, ringraziamo e comincia a raccontarci che anche lui ha fatto il cammino, in bicicletta con un cieco, in tandem.  

Poi ci racconta che lavora nella cantina del Governo della Rioja, il vino che produce non è messo in vendita, viene solo regalato a istituzioni e politici, la cantina stá proprio sul Camino, e ci chiede se vogliamo visitarla.  

Claro que si !

Che colpo di culo !


Ci fá vedere la produzione, i barrique, il magazzino e il laboratorio enologico. 

È una struttura moderna, costruita 3 anni fá, per uno che ama il vino è come entrare in paradiso. 
Alla fine c'è pure l' assaggio e l' enologa ci regala pure una bottiglia di bianco.  

Vuol dire 1 kg. In più da portarmi nello zaino(vedi foto) per i prossimi 20 km.  

Ma lo faccio più che volentieri.  

Dopo una decina di km comincia a piovere con un vento fortissimo, indosso il poncho ma mi sembra di camminare dentro un autolavaggio.  


Alla sera arriviamo stremati a Nájera, abbiamo perso le tracce dello sherpa, probabilmente vuole continuare da solo, ma cosa si è perso oggi.  

L'ospitalero di turno ci accoglie con una bacinella d'acqua calda e sale per i piedi, non ci era mai successo.  
Per ricambiare gli offro un bicchiere del nostro vino del governo, lui dice di non poter accettare perchè è un ex-alcolizzato, inoltre ci dice che era pure cocainomane, poi ha fatto il Cammino, ha cominciato a correre le maratone, ora partecipa alle maratone da 100 Km e fá l' ospitaleros volontariamente.  

Il vino migliore è .... la compagnia.  

Giorno 8 - da Torres del Rio a Logrono - 20 km

Oggi siamo in 4, io, Angel il torero l spagnolo, Mar la dottoressa senza frontiere, Jaewoo( che noi chiamiamo Yahoo) il coreano sherpa.  

In questa settimana siamo diventati un gruppo molto affiatato, Angel ha dato al nostro gruppo un nome di fantasia "Cucipandi".  

Si cammina insieme, mangia insieme, si dorme insieme, si mangia insieme, si piange insieme, si piscia insieme.  

Oggi è un giorno triste, Mar domani deve tornare in servizio all' ospedale di Madrid, è gastroenterologa, e quindi deve abbandonare il cammino, e anche Cucipandi, l' accompagniamo alla stazione e ci congediamo, lei dice che non dobbiamo essere tristi, anzi, felici perchè siamo stati fortunati ad incontrarci, ed ad affiatarci perfettamente.  
  
Torniamo all' Albergue municipale per cenare, siamo rimasti solo noi 3 nell' Albergue, gli ospitaleros volontari sono tornati nelle loro case.  

Mentre mangiamo dei colpi fortissimi al portone rimbombano per l' edificio.  
È qualcuno che bussa coi pugni.  
Ci affacciamo alla finestra del primo piano e vediamo un uomo con lo zaino, sui 35-40 anni, alto 1.90-1.95, massiccio, col collo taurino.

Dice di essere un pellegrino e di farlo entrare.  
Parla spagnolo fluente ma con un forte accento dell' Est europeo.  

Gli diciamo che non abbiamo l' autorizzazione per farlo entrare. 
Lui dice di essere un pellegrino come noi, di essere stanco, e che dobbiamo solo aprire la porta.  

Io sono contrario, se quello entra io vado s dormire in hotel.   

Angel si commuove e gli dice OK, peró prima telefoniamo all' ospitaleros per avere l' autorizzazione.  

Il gigante dell' est si infuria, dice che non serve telefonare, dobbiamo solo aprire quella fottuta porta.

Eih. Eh.. Calmino....
Un vero pellegrino non si comporta così.  

Lui comincia ad offenderci.  
Adesso è sicuro che non lo facciamo entrare, e se ne vá.  

Un ragazzino che ha visto la scena ci dice che avremmo dovuto farlo entrare. 

Angel gli risponde:"l' avresti ospitato a casa tua ?"   

Angel, ha qualche rimorso, io no.  

Dopo mezzoretta passa per caso un' altro ospitaleros volontario, gli raccontiamo tutta la storia, e dice di conoscere il gigante dell' est, non è un pellegrino, è un homeless alcolizzato, una vecchia conoscenza che vive di furtarelli. 
Abbiamo fatto la cosa giusta, Angel è sollevato.  

Il cammino è proprio come la vita, ci sono buoni e cattivi, gente che viene e gente che vá.   

La vida son dos dias !

15.12.14

Giorno 7 - da Estella a Torres del Rio - 29 km

Dalla cena di ieri sera è avanzata un sacco di roba, in parte la consumiamo per colazione, in parte c'è la portiamo via dato che oggi è domenica e i negozi saranno chiusi. 
Partiamo molto tardi, 9:30. Troppo tardi. 

Loretta non riesce a proseguire dai dolori, prende un taxi fino ad Archos.  

Uscendo da Estella vedo un Decathlon, un' ottima informazione per i pellegrini che vogliono procurarsi dell' attrezzatura da trekking.  

2 km dopo Estella incontriamo la Fuente del vino, che è letteralmente ciò che promette il suo nome, si puó spillare vino rosso tutto l' anno, penso sia stata creata per promuovere il vino della Navarra. 


Mar, la maratoneta spagnola è un dottore, ma solo oggi ci svela che è anche un medico senza frontiere,  è stata 1 mese in Etiopia la scorsa estate, e per la prossima vuole andare nelle zone dell' ebola, una donna straordinaria. 

Camminando quando salta fuori un dolorino si cerca di cambiare leggermente il passo o l' inclinazione dei movimenti, questo fà passare un dolore, ad es. al tallone, ma dopo po' ne salta fuori un' altro, ad es. al ginocchio.  

Oggi, la tappa è molto lunga, ad un certo punto i dolori si presentano tutti contemporaneamente, però per chilometri non c'è nulla dove dormire, e non posso fare lunghe pause perchè fra poche ore scenderá il buio.  

Oggi per la prima volta stavo per svenire dai dolori.  
Poi Angel ha avuto la geniale idea di far suonare sul suo smartphone il soundtrack di Conan il barbaro, e si è messo a recitare frasi del film, e così  un po' mi ha fatto ridere e un po' mi ha caricato, giusto per arrivare con il tramonto zoppicando.  


14.12.14

Giorno 6 - da Puente la Reina a Estella - 22 km

  
Questa notte eravamo in 8 in una stanza ma mi ci stó abituando. 


A Lorca, un piccolissimo paesino senza nemmeno un bar, facciamo una pausa, dopo 4 ore di cammino, siamo in 3, abbiamo solo un' arancia, ce la dividiamo, si cerca di avere sempre meno peso possibile e di comprare il mangiare per strada, ma a volte non funziona.  
Un vecchietto si affaccia da una finestra, ci chiede se abbiamo fame, gli rispondiamo di si. 
Lui sparisce e dopo 3 min. torna e ci lancia del pane ed un salame, si lo só, sono piccolezza, forse sembrano cose ridicole fuori da questo contesto, ma ti riempiono il cuore, ...oltre che la panza. 

Oggi era una tappa facile, ma io ho tratto la mia conclusione, nel cammino non ci sono tappe facili, ci sono solo tappe dure o molto dure.  
Loretta arriva 2 ore dopo col buio, distrutta, ora ha capito che deve spedire a casa almeno 1 dei 2 zaini e relativa roba in eccesso.  

Cuciniamo qualcosa nell' Albergue e ci facciamo 4 risate ascoltando Angel che imita Sabrina Salerno e Samanta Fox.  

Giorno 5 -Pamplona - puente la Reina - 24 km

Colazione in gruppo  con pane olio di oliva, pomodorini e olive e partenza alle 9:00, in ritardo.  

Attraversando il centro Angel riconosce un suo amico, è un vigile in servizio, ed è pure il migliore Bulls runner del momento. 


Arriviamo all' Alto del perdono, dove con grande emozione trovo uno dei simboli del Camino, la carovana dei pellegrini, la successiva discesa è letale.  

Da sopra la cima, guardo indietro, e vedo che il punto da qui sono partito a piedi è nascosto oltre l' orizzonte. Cose impensabili per me fino a poco fá.  

A Uterga, un un paesino dopo l' Alto del perdono mi stendo su una panca a riposare. Dopo qualche minuto esce una signora da casa sua per scopare il cortile.  
Mi viene voglia di fare un esperimento.  
Mi alzo, cammino verso la signora e le dico che sono affamato e se per favore potrebbe darmi un frutto, una mela.  
La signora gentilissima mi dice: "Espera, hijo mio !"
Và in casa e mi porta una mela ed una banana. 
Il mondo è ancora a posto. 

Cercando di tenere il passo del gruppo,mi sono tornati i dolori insopportabili ai piedi, faccio gli ultimi 3 km trascinandomi e zoppicando, per farli ci metto un' ora e mezzo.   

All' ostello conosciamo altri 2 pellegrini: Loretta, italiana da Catania che si è portata 14 kg di superfluo( libri, collane, notebook) e ha tralasciato l' indispensabile(ciabatte da doccia, coprizaino,' scarpe da trekking, una guida).  
E Ralf un 64 enne tedesco che fuma 45 sigarette al giorno, Ralf ci ha dato il NR. di sua moglie in caso gli succedesse qualcosa.  


No pain no glory.