9.1.15

Giorno 27- da Palas de Rei ad Arzua - 29 km.

Stamattina uscendo dall' albergue, per la prima volta, ho visto un mochilla-taxi che a pagamento puó portare lo zaino fino alla tappa successiva. 

Son già due giorni che vedo mojón (paracarro segnachilometri)  a 2 cifre ma ancora non riesco ad abituarmici. 

Questi ultimi chilometri sono tecnicamente facili, ma il calo di adrenalina stá colpendo un po' tutti, anche gli sherpa coreani.  

A Melide ci fermiamo a mangiare el pulpo galego in quella che forse è la più famosa pulperia di tutto il cammino

da Ezequiel. 
Riprendiamo a camminare ognuno per conto suo.  
Mentre cammino tutto solo, improvvisamente salta fuori un gruppo di 4 cani randagi, di taglia medio-grande.  

Finché è uno solo lo tengo a bada, giá 2 son cazzi, ma 4 !
Gli dico:"Vabbè ragazzi, buon appetito !"
Ma loro per fortuna mi sfiorano pacificamente. 
Mancava solo che mi augurassero "Buen camino". 

Sono un po' stupito di me stesso, fisicamente stó bene, non ho dolori, quasi non mi riconosco.  
Macino 15 km prima di fare una pausa. Impensabile fino ad un mese fá.  

Viandante non c'è un cammino,
Si fá il cammino camminando. 
(Antonio Machado) 

4.1.15

Giorno 26- da Portomarin a Palas de Rei - 25 km.


Ormai manca poco a Santiago, sono proprio contento, anche perché comincio ad essere stanchino, anche psicologicamente, nelle ultime giornate non ci sono grandi difficoltà, mi mancano gli ostacoli.  

Il Cammino é lo stesso da oltre mille anni, quello che cambia é la gente che lo percorre.  

Gli hospitaleros privati mi dicono che 30 anni fà, i pellegrini telefonavano per sapere se disponevano d' acqua calda. 
Dieci anni fà chiedevano se avevano la secadora (l' asciugatrice).
Ora chiamano per sapere se c'é il WI-FI.  

Io sono un utilizzatore sfegatato dello smartphone, però sarei favorevole ad un divieto del WI-FI lungo il Camino, con la conseguenza che questa parte del Blog non esisterebbe, ma non sarebbe stata una gran perdita. 

In fondo si fà il Cammino anche per "staccare", ma come puoi farlo se sei connesso. 

Poi succede che i pellegrini, invece di socializzare tra di loro, sono indaffarati a chattare online, postare su Feisbù, o aggiornare il Blog(vedi sopra).

2.1.15

Giorno 25- da Sarria a Portomarin - 22 km.

Oggi parto un po' tardi, alle 10, in fondo é capodanno, sul tragitto incontro una nuova coppia di pellegrini, sembrano pensionati, la loro lingua sembra francese o fiammingo, io me la cavo col tedesco, inglese e spagnolo, ma coi francesi non posso comunicare. 

La sera a Portomarin, vado a mangiare in un ristorantino e re-incontro la coppia di pensionati,  e scopro che non sono francesi, bensí torinesi, lui molto gentilmente mi invita al suo tavolo.  

Parlando del Cammino mi raccontano che hanno sentito di un tipo che non riusciva più a camminare e cosí di é comprato una bici, poi cadendo l'ha rotta, e si è fatto la discesa della Cruz de Hierro con un freno solo.
Evidentemente questo è un periodo dove non succede nient' altro d'interessante sul Cammino. 

Sono gente facoltosa ma alla mano, mi chiedono cosa faccio nella vita ed io pure.  
Lui si chiama Guido, mi dice a voce bassa che hanno una barca.  
Ah che bello, dico io, a vela ?
Lui si guarda in giro e mi dice: non una barca, una banca.

Io ho un attimo di silenzio. 

Lui vede che sono un po' disorientato e mi dice che ci sono anche le banche private, sono più piccole, ha 200 dipendenti.

Come hobby lui alleva pecore suffolk(sono come la pecora Shaun) e lei coltiva zafferano. 
Oggi si sono innamorati della Galizia, gli è piaciuta moltissimo, tutto questo verde, spazi incontaminati, in quel momento mi è venuto in mente l'hospitalero Alessandro che solo ieri sera mi aveva detto come l'odiava.  
Questione di punti di vista. 

Il Cammino é come la livella di Totò, rende tutti uguali.  

Giorno 24 - da Triacastela a Sarria - 18 km.

Giornata molto fredda ma soleggiata, verso le 11 incontro il coreano Je, seduto su una panca, che fà una pausa mangiando con le bacchette i nostri spaghetti di ieri sera dalla busta di plastica.
Mi riconosce, sorride, e mi fá: "Very good !"

Arrivo a Sarria relativamente presto, cerco di perdermi per la cittá per scoprire qualche angolo interessante  ma prontamente per
3 volte la gente mi rimanda sul percorso del Cammino.  
Passo per il monastero a farmi fare il timbro sulla credenziale.  
Da Sarria partono il maggior numero di pellegrini diretti a Santiago, da qui infatti mancano i 100 Km. richiesti per ottenere la Compostela.  

Alloggio all' Albergue privato Matias, il proprietario é da Bergamo, si chiama Alessandro, mi offre di partecipare al loro cenone di capodanno ed io accetto con piacere.  

Alla cena ero l' unico pellegrino, gli altri erano proprietari di altri albergue o loro dipendenti, cosí ancora una volta ho sentito un po' di aneddoti di hospitaleros, praticamente nel mio Cammino, con la scusa che a Dicembre non é molto frequentato, ho conosciuto più hospitaleros che pellegrini.  

Alessandro é la sua compagna Lara hanno preparato un' ottima cena, il piatto forte era uno spezzatino di cinghiale da urlo.  

Sono un po' stufi della Galizia, dicono che è una regione parassita.  

La vita dell'hospitalero, con le sue problematiche, ritmi stagionali, clienti e dipendenti, è praticamente identica a quella del gelatiere.  

A mezzanotte seguiamo la tradizione spagnola che vuole che si ingoi un chicco d' uva per ognuno dei 12 rintocchi della mezzanotte.  

All' una vado a dormire che domani mi aspetta un' altra tappa.  

Sigue la fecha de tu corazon.  

Giorno 23 -Da O Cebreiro a Triacastela - 21 km


Nella lunga discesa Del Cebreiro torno ad usare, dopo tanto tempo, i miei bastoncini che mi permettono una trazione 4X4.

Ormai le parti più ostiche del Cammino sono superate, mi sento sollevato.  


Nell' Albergue sono solo con un ragazzo coreano, si chiama Je, decidiamo di farci da mangiare.  
Andiamo al supermercato insieme e mi chiede se posso preparargli una pasta all'italiana, of course, gli faccio comprare tutto il necessario. 

Quando è ora di buttare la pasta, lui vuole usare tutto il pacco da 500 gr. 
Cerco di spiegargli che per 2 è troppo, ma lui insiste.  

Alla fine ne avanziamo un bel po', e lui la mette in un sacchetto di plastica trasparente.  


Camminante tu non hai un cammino, il tuo cammino lo fai andando. (Antonio Machado)

31.12.14

Giorno 22 -Da Trabadelo a O Cebreiro - 23 km



La caviglia é praticamente guarita, é giunto il tempo di tornare a camminare, e di dividermi dalla bici che mi ha salvato il Cammino. 
O Cebreiro e l' ultima parte fino a Santiago voglio farle a piedi, è un po' più dura ma a piedi lo si assorbe meglio, e poi se si chiama Cammino ci sarà un motivo.  

Lascio la bici a Omar, il ragazzo che lavora alla locanda, a lui non serve, ha già una moto, ma mi promette di regalarla ad un ragazzo bisognoso.  
Esce il sole, fare O Cebreiro con questo tempo è una pacchia, farlo col maltempo dev' essere un' inferno.  


Alfredo mi insegna una tecnica per non sentire la stanchezza: Prima, durante e dopo la scalata, ci scoliamo un bicchierino di Orujo(Grappa).  
Il Cammino viene spesso diviso in 3 parti:
- La parte fisica, delle montagne, fino a Burgos. 
- La parte psicologica, delle Mesetas. 
- Da O Cebreiro, fino a Santiago è la parte spirituale, Infatti di spirito ce ne siamo bevuti parecchio, sono praticamente ubriaco. 


Sulla vetta si festeggia col pulpo e vino turbio.  

L' albergue comunale del Cebreiro é pieno come un'uovo, impensabile fino a pochi giorni fà nelle Mesetas.  
Questa é una meta turistica, e molte famiglie spagnole sfruttano i prezzi bassi dell' albergue (6€ a persona) per concedersi una gita fuoricasa. 

Giorno 21 - da Ponferrada a Trabadelo - 32 km (misto piedi/bici)

Prima di lasciare l' albergue di Ponferrada l' hospitalero molto simpatico ci spiega perché il lama si chiama così.

Quando arrivarono i conquistadores sulle Ande e videro questo curioso animale chiesero ad un indigeno:
"Como se llama ?"
L' indigeno d'istinto, non capendo la lingua spagnola,  ripetè l'ultima parola sentita, e disse "llama". 

Oggi è una tappa breve e facile da fare in bici, cosí l' alterno a tratti a piedi per testare la caviglia, il feedback è positivo. 

L' unico pericolo del giorno è dato dai cacciatori che sparano ad altezza pellegrino, a dir loro cacciano lepri.  

Son sicuro che nel portabagagli, tra le prede, c' è pure una coppia di pellegrini danesi.

Da domani lascio la bici e mi faccio O Cebreiro a piedi, e sennó che Cammino è ?

Nell'albergue sono in camera con Ia coppia spagnola(Alfredo e Giovanna) e Mario, l' avvocato italiano.  
Mi raccontano i loro viaggi in India, Tanzania, Patagonia, Giappone, Laos, Borneo. 
Giovanna buca la prima ampolla (vescica) di Mario, Alfredo mi mostra le sue 5 giá bucate.  

Per trovarsi bisogna prima perdersi.  

29.12.14

Giorno 20 - da Rabanal del Camino a Ponferrada - 34 km (misto piedi/bici)

L' altopiano delle Mesetas è alle mie spalle, arrivava fino ad Astorga.  
Da qui a Santiago ci sono di nuovo montagne, in particolare nei prossimi giorni ci sono 2 vette con relative discese molto impegnative, la Cruz de Hierro (la croce di ferro 1500 mt), con poi una discesa di 18 km per scendere a 500 mt., ed O Cebreiro (1300 mt) dov'ė poi si scende a 700 mt.  

Il ginocchio si è sgonfiato, ma non riesco a piegarlo molto, quindi non posso pedalare.   

Però la tendinite in questi 4 giorni di bici è diminuita, e quindi potrei camminare nelle salite e sedermi in bici nelle discese. 

La bici ha la ruota anteriore sballata ed è quindi anche senza il relativo freno.  

Qui tutti mi sconsigliano di proseguire in bici con solo il freno posteriore perché mi aspetta una lunga discesa pericolosa. 

Mi dicono di tornare indietro ad Astorga (20 km) dove posso farla riparare, e poi proseguire.  

Accetto il consiglio ma senza convinzione, e mi metto in strada per tornare ad Astorga.  

Dopo 3-4 km un magone allo stomaco mi ferma, io devo andare avanti, non indietro.  
Mi viene in mente anche un post che avevo messo sul blog che diceva: 
Non tornare mai indietro, nemmeno per prendere la rincorsa.  

Così rigiro la bici verso Santiago, gli carico sopra lo zaino e comincio a camminare in salita verso la vetta (1500 mt).  

Per fissare lo zaino meglio alla bici lo lego ad una barra di ferro che raccolgo da una casa in rovina e lo incastro tra la sella.  
Mi fermo in un bar aperto, sul caminetto ci sono un sacco di foglietti con massime  e riflessioni sul cammino, ne scrivo uno pure io.  

La salita é tosta ma la caviglia sembra tenere, c'é freddo, nebbia e raffiche di vento contrario bestiali.  
Qui ti rendi conto che solo la natura comanda, qui nessuna carta di credito ti può aiutare. 

Dopo 2 ore di spingere senza pausa sono un po' stanco, cammino steso sopra lo zaino(TEN) che a sua volta é steso sulla bici, un SUV mi sorpassa, dal lunotto posteriore un bimbo di 6-7 anni mi fissa, alza le braccine e poi mi applaude, Animo !! ( un po' mi commuovo).  

Grazie al tifo poco dopo arrivo alla Cruz de Hierro, uno dei tanti simboli del Cammino, dove si lascia un sassolino portato da casa.  

Poco dopo mi raggiunge Martin in bicicletta, quasi mi spavento, mi si incolla per un' oretta, poi gli dico chiaro e tondo che preferisco continuare da solo e finalmente mi molla. 

Ora comincia la lunga discesa, é come scendere dai tornanti di Asiago, peró con una bici da 129€, con la ruota sballata e solo il freno posteriore(non a disco).  

Devo mantenere la concentrazione per non prendere troppa velocità, devo restare sotto i 10 km/h, zigzagando, frenando di fino e pause frequenti, sempre pronto a buttarmi in terra se i freni dovessero saltare. 

Ci metto 2 ore e mezza a fare la discesa, che è pur sempre la metà del tempo che avrei impiegato a farla a piedi.

All' Albergue di Ponferrada mi incontro con Alfredo e Giovanna ed un italiano che comincia il cammino da qui, Mario.

È stata la giornata più adrenalinica del Cammino.    

28.12.14

Giorno 19 - da Villar de Mazarife a Rabanal del Camino - 50 km (in bici)

Anche oggi una bella giornata, freddo appena sottozero ma sole.  

Dopo 30 km arrivo ad Astorga, mi prendo un menù del pellegrino e poi faccio un po' di spesa al supermercato e riparto.   

In una breve pausa in un bar conosco una coppia di pellegrini spagnoli, Alfredo e Giovanna, con qui ho subito un buon feeling. 
Si sono conosciuti qui nel cammino 15 anni fà, da allora l' hanno rifatto 7 volte.
 
In bici percorro molta più strada che a piedi ovviamente, e mi stanco meno, mi vengono quasi i sensi di colpa, ma la caviglia sinistra non è ancora guarita del tutto.  

2 km prima dell' arrivo di tappa a Rabanal, il cammino attraversa un boschetto, passo sopra una radice, TEN mi sbilancia, perdo il controllo della bici e cado rovinosamente.  

Stó a terra un minuto abbondante senza muovermi, mi duole il ginocchio, poi mi alzo e vedo che la ruota anteriore non gira più, praticamente ho sfondato 3 raggi col ginocchio.  

La ruota é sballata, e quindi si blocca sul freno, sgancio il freno anteriore e la ruota torna a girare, sballata, ma ora posso azionare solo il freno posteriore.  

Che barba che noia stó cammino, alla fine mi succedono le stesse cose che mi capitano tutti i santi giorni.  
Che barba che noia.  

Finisco a piedi la tappa zoppicando al quadrato, caviglia sinistra + ginocchio destro.  

Arrivo all' Albergue un po' confuso, il ginocchio é gonfio.  

Ora dovró rivedere la mia tabella di marcia.  

Giorno 18 - da Reliegos a Villar de Mazarife - 46 km (in bici)

Solita partenza sottozero, provo a mettere le ghette sopra la punta delle scarpe per evitare il congelamento dei piedi, ma non noto molta differenza.  



Arriviamo a Leon a mezzogiorno , è Natale, la città è deserta. 

Martin cerca un hotel accogliente in città, è una bella giornata di sole, io invece voglio sfruttarla per fare chilometri così ci dividiamo, mi sento subito più libero.  

Dopo Leon il paesaggio non è un granché però il tempo è bellissimo, ci saranno 8-9 gradi.  

Arrivo a Villar de Mazarife, vedo un Albergue che si chiama San Antonio da Padova, senza esitare ci entro in bici tipo caccia giapponese.  

L' Albergue è pulito, moderno, caldo e l' hospitalero(che non sà dov'è Padova) è molto accogliente, mi fá pure un massaggio al piede per alleviare la tendinite.  

Ah, ora quí stó proprio bene, e senza Martin stò ancora meglio.  

Stanotte sarò solo con un pellegrino lettone molto simpatico, si chiama Tom, fà il cammino per vedere se smette di sentire le voci. 
.... Ormai non mi impressiono più.