27.1.07

Intervista a Rocco

Signor Siffredi, ma come ha potuto fare la vita che ha fatto? E che ancora fa?
«Per passione».
Niente diete, sport, segreti, trucchi?
«Niente di tutto ciò. Quando per lavoro mi trovavo davanti a un’attrice mi scattava qualcosa. Allora trovavo tutta quell’energia in più che normalmente non riesco ad avere se vado in moto o faccio una corsa a piedi. Lì sì che ci vuole allenamento. Per me fare sesso quattro o cinque ore di seguito era naturale».
Con quante donne è stato per lavoro?
«Avendo fatto 1330 film e calcolando tre, quattro partner per volta siamo sulle quattromila».
E finito il lavoro non ha mai detto alla fidanzata di turno “Scusa cara ho avuto una giornataccia, non ho voglia di sesso”?
«Al contrario. Dopo una giornata di stress davanti alla telecamera era molto importante per me fare sesso in privato in modo completamente naturale, senza l’angoscia di dover avere l’orgasmo nel momento in cui lo esigeva il copione».


Una vita d’inferno.
«È molto faticoso, soprattutto quando hai a che fare con un’attrice che ha dei problemi, ma per il resto mi sono sempre divertito: 70% di divertimento e 30% di duro lavoro».
Eppure nel suo libro lei parla anche di solitudine, di depressione.
«Ho scritto il libro anche per i miei fan, che mi cercano, che mi chiedono che cosa devono fare per diventare come me. Nel libro c’è tutta la mia vita, il mio percorso e un messaggio: attenzione, non è oro tutto ciò che luccica. Non basta avere un grosso pene. Tutte le persone che “scendono”, come dico io, nel nostro ambiente, sanno che cosa vuol dire. Giornalisti che sono venuti sul set mi hanno detto: “Voi fate il lavoro più difficile che c’è al mondo”».
Davvero?
«Per fare l’attore porno devi essere uno che ama il sesso a 360 gradi. Non puoi avere dei limiti legati ai gusti : mi piacciono le more, preferisco le bionde, quelle con le tette grosse o quelle col sedere grande. Devi essere molto sessuale. La donna è al di sopra di tutto. D’altra parte nel libro voglio anche dire ai giovani di seguire il loro istinto, come ho fatto io».
Un “manuale” per diventare pornodivi?
«Assolutamente no. Io parlo in generale. Odio l’ipocrisia. Ci sono tanti moralisti che dicono una cosa e ne fanno un’altra. Penso solo che nella vita bisogna fare ciò che desideriamo. Io mi sono lasciato sempre trasportare dai miei sentimenti, non ho mai avuto paura di andare nella direzione che il mio corpo e la mia testa mi spingevano a seguire. E ho rischiato».
Quanto? E che cosa?
«Vent’anni fa la mia scelta è stato uno scandalo a Ortona, il paese dove sono nato. Potevo uscirne molto male, psicologicamente. Poi mi sono detto “ma se questa scelta mi rende felice, perché devo dare retta a tutti questi che mi dicono che non va bene?” ».
E pensa di esserne uscito bene?
«Ho sempre avuto problemi seri, fin da ragazzino. Ogni volta che vedevo o sfioravo una donna avevo un’erezione. Poi ho rovesciato la medaglia: ho fatto della mia attitudine sessuale spropositata, il mio lavoro».
Non ha mai pensato di curare la sua ossessione?
«Io sono assolutamente un sex-addict, un drogato di sesso, ma mi sono accettato così come sono. Se non fossi un sex-addict non sarei Rocco Siffredi».
Situazione non facile da gestire.
«Soprattutto adesso. Oggi per Rocco Siffredi, marito e padre, essere sex-addict è un problema. Sono due anni che ho smesso di fare l’attore. Ho scelto la regia, ma mi mancano quei numeri da circo che certo non faccio con mia moglie. Non è che sto male o lo desideri, ma indirettamente sento una mancanza. Adesso mi sono abituato, ma il primo anno ho sofferto moltissimo. Quando giravo, mi veniva voglia di mollare la cinepresa e buttarmi dentro la scena».
Ne ha parlato con sua moglie?
«Avevamo deciso insieme di andare da un sessuologo. Poi mi è venuto da ridere. Mi sono detto: “Dopo vent’anni che fai questo lavoro che cosa vuoi che possa fare per te un sessuologo”?».
Vuole dire che le è rimasta ancora qualche fantasia sessuale?
«Ogni donna nuova che incontro è una fantasia sessuale in sé, perché non sai mai con chi hai a che fare».
Che cosa le piace?
«Quello che mi piace di più è portare la donna al “next level”, al livello superiore. Le donne hanno una personalità e una sessualità molto più ampia di quella maschile. La donna non ha paura del trasporto: se trovano la persona giusta si lasciano andare. Se a un uomo metti a disposizione due ragazze è in paradiso, la donna ha bisogno di qualcosa di più».
Di che cosa?
«Di cervello. Un sesso di grandi dimensioni aiuta un certo tipo di donne e fa loro piacere, ma è l’utilizzo del sesso che è importante e tutto ciò che sono i preliminari. E per preliminari non intendo quelli sessuali, ma quelli psicologici».
Nel libro scrive “adoro veder le donne godere”.
«È l’unico modo per fare sesso. Quando faccio l’amore con qualsiasi donna è importante per me avere uno scambio continuo di sguardi. È essenziale captare le sensazioni e le emozioni per far godere una donna, perché io godo solo se la vedo godere. Non sono uno di quelli che fa sesso e se ne viene lui da solo e se lei viene o no è uguale. No. Io non sono così».
È mai stato attaccato dalle femministe?
«Sì certo, attacchi sempre legati alla donna vista come oggetto. Ho recitato in film dove ero io l’oggetto del desiderio, ma non ho mai avuto questi complessi. Siamo adulti. Il problema è quello della sessualità. Tutti l’abbiamo. La differenza sta solo nel coraggio di guardarla in faccia e di tirarla fuori o no. Molti hanno paura di farlo».
Una sessualità sempre legata alla bellezza e alla gioventù.
«Non è vero. Ho fatto film anche con donne non giovani. In Non è mai troppo tardi ho fatto sesso con una donna in età e nei suoi occhi ho riletto la sua gioventù. È stata un’esperienza meravigliosa».
Che concetto di pudore ha?
«Tutto ciò che è pornografico per gli altri per me è normale. Io ho altri valori. Se qualcuno fa qualcosa di estremamente volgare, se inganna, se deruba, se fa credere cose diverse da quelle che sono, quella per me è pornografia. Nei film porno si vede il sesso, il nudo, ma la vera pornografia è sempre ben nascosta dietro conformismo e falsità».
Non pensa che la pornografia con Internet stia scivolando verso l’oscenità e la pedofilia?
«Lo so, spesso ci associano anche alla pedofilia. Mi dispiace molto. Purtroppo io non posso farci nulla. Siamo in tanti a fare film porno e non c’è controllo etico».
Qual è la cosa più importante per lei oggi?
«Mia moglie Rosa e i miei figli. Mi preoccupo perché voglio preservarli dagli attacchi esterni e voglio che i miei figli possano capire la mia scelta di vita senza essere vittime di pregiudizi».
Si sente in colpa?
«Ho fatto il mio lavoro con onestà, ma sono nato italiano con la mentalità imposta dalla Chiesa che dice che il sesso va fatto solo per fare figli. Quelli della mia generazione, io ho 42 anni, si sono liberati un po’ da questo diktat, ma la mentalità resta. Pensi che mia madre voleva che facessi il prete. Questa cultura mi è stata imposta così severamente che ho sempre avuto un dubbio. Per questo nel mio libro parlo di felicità e sofferenza. Mi sono sentito felice e libero nel fare il mio lavoro, ma ho sofferto di sensi di colpa. A volte mi sembra impossibile di essere così fortunato ad avere una famiglia bella come la mia».
È triste?
«No, però vorrei che lei mi chiedesse qual è il mio sogno».
Qual è il suo sogno?
«Diventare un uomo normale. Uno che non pensa al sesso femminile appena apre gli occhi la mattina».
Ne è sicuro?
«No».

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